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| I ROMANI.
I romani, durante la loro espansione verso la Retia, esplorarono le
valli del ramo orientale del Lago di Como alla ricerca del ferro, così
necessario all'armamento delle legioni. Secondo quanto afferma Plinio
il Vecchio nelle sue "Historiae naturales" gli antichi abitatori
delle nostre località erano i misteriosi e favolosi Orobi. La
storia ci dice, invece, che fu Giulio Cesare ad inviare le prime 500
famiglie di colonizzatori, tra cui 100 di origine greca, lungo le sponde
del Lario, con il preciso scopo di arginare le frequenti incursioni
dei Reti. La tradizione locale vuole che tra loro vi fosse anche un
fedelissimo di Cesare: Marco Terenzio Varrone, dal quale pare abbia
preso il nome prima il torrente e poi tutta la valle che esso attraversa.
A questo proposito, però, va ricordato che il termine "varo"
nella parlata dei popoli liguri significava acqua, quindi non si può
escludere a priori una più antica origine del toponimo. Il monte
Legnone, con tutta la sua catena di cime superiori ai 2000 metri di
altitudine, rappresentava il confine naturale tra le popolazioni latine
e la Retia meridionale, l'attuale Valtellina. Con la progressiva occupazione
della Valsassina, i romani andarono aprendo vie di comunicazione alternative
e potenziarono quelle già esistenti. La più importante
arteria del territorio era la celebre "Via Gentium" o via
del ferro: partiva da Lecco, risaliva lungo le valli della Troggia e
del Varrone, fino a raggiungere l'alta Val Gerola. Ovunque, sull'intero
percorso, sorsero le miniere più prolifiche, ma si può
affermare che i colonizzatori trovarono il ferro lungo tutti i corsi
d'acqua della valle. La difesa del territorio assunse quindi fondamentale
importanza, tanto da spingere i romani a costruire rocche, fortificazioni
e muraglie di sbarramento in diversi punti del territorio: Baiedo, Introbio,
Parlasco, Margno, Somadino, Piazzo e molte altre località compresa
Pagnona. Infatti il timore che i barbari potessero risalire la valle
del Bitto era assai forte. Pietro Pensa ne "Le antiche vie di comunicazione
del territorio orientale del Lario e le loro fortificazioni" sostiene
appunto questa tesi. Tra l'altro afferma che all'epoca esistesse una
catena di fortificazioni a presidio del territorio e che la torre di
Pagnona fosse in comunicazione visiva con una torre di Aveno e le fortificazioni
di Piazzo. Così pur ai margini della via del ferro il nostro
paese costituì un punto strategico per il controllo del territorio. |