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STORIA

GLI EMIGRANTI

La Valvarrone è sempre stata descritta come una terra inospitale e deserta, inaccessibile fino ai tempi della Grande Guerra, quando, precisamente nel 1917, venne tracciata a colpi di mine la strada militare che attraversava la valle e andava a congiungersi con la carrozzabile giungente a Premana, terminata nel suo ultimo tratto pochi anni prima. L'economia locale si basava sulla produzione del carbone al servizio delle fucine, numerosi erano gli operai del ferro, ma verso il XVII secolo, il disboscamento aveva raggiunto il suo apice. Il territorio era soggetto a numerose frane. Le popolazioni erano estremamente povere, la terra veniva coltivata ovunque a segale, miglio e pochissimo frumento, che insieme a castagne, latticini, prodotti dell'orto e a varie specie di erbe raccolte nei prati costituivano l'alimentazione base. Sappiamo, da una lettera indirizzata a San Carlo nel 1569, che a Pagnona c'erano "9 fabbri e 5 carbonai oltre a 6 calzolari e molti poveri et carchi d'infiniti bisogni". Questa endemica povertà aveva da tempo costretto gli uomini ad emigrare. Non è possibile stabilire l'epoca esatta alla quale risale il fenomeno. Nemmeno l'apertura del forno di fusione ad opera di Paolo Mornico di Cortenova, avvenuta nel 1570, poteva servire ad arginare l'abbandono del paese. Va ricordato che gli spostamenti riguardavano l'intera valle ed avvenivano sia in entrata, sia in uscita dai luoghi originari. I primi movimenti riguardarono spostamenti tra paesi vicini, ad esempio, risale alla prima metà del '500 il trasferimento a Pagnona dei Tagliaferri, carbonai provenienti dalla val di Scalve e per questo detti Scalvini, i quali entrarono ben presto nel novero delle famiglie benestanti. Successivamente il fenomeno si allargò interessando diverse regioni italiane prima ed alcuni stati esteri in seguito, in prevalenza Spagna, Svizzera e Francia. Fu così che nacquero le Compagnie degli Emigranti, libere associazioni che mantenevano costanti contatti con la terra d'origine e spesso erano artefici di donazioni alle chiese locali. Angelo Borghi scrive: "Anche Pagnona aveva una sua Compagnia, forse ramo della Confraternita dei Santi Ambrogio e Carlo, di cui restano nella parrocchiale donativi importanti, come i paramenti di broccato e velluti che per tradizione si dice appartenessero ad una dogaressa o il turibolo settecentesco descritto da Zastrow". A volte qualcuno di loro ritornava definitivamente ai luoghi d'origine. Infatti tra le famiglie dei Buttera che nella prima metà del secolo XVI vivevano a Massa, il prete Stefano fece ritorno per diventare prima cappellano e poi parroco di Tremenico.



Pro Loco Pagnona - Via Municipio, 2 - 23833 Pagnona -LC