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STORIA

LA CASA

La maggior parte delle case erano costruite su due piani, con l'aggiunta di un ampio solaio, qualche volta erano dotate di cantina interrata o semi interrata. I pavimenti erano in legno, al pian terreno spesso in pietra o eccezionalmente in terra battuta. Le piccole finestre avevano una semplice inferriata di ferro, si chiudevano con la stamigna, solo più tardi si iniziò ad utilizzare il vetro. Le più vetuste avevano mura ampie edificate con grosse pietre irregolari, quelle un po' meno vecchie, invece, erano state costruite utilizzando pietre squadrate e regolari. Al pian terreno era posta la cucina, un grande focolare ne occupava il centro, attorno venivano disposte le panche in modo da evitare il riflusso del fumo. Spesso per sedersi attorno al fuoco si utilizzavano grossi ciocchi di legno e rudimentali sgabelli. Dal soffitto calava una lunga catena di ferro, terminante con un uncino, al quale si appendevano i paioli per cuocere i poveri cibi. Il focolare era delimitato da quattro grosse pietre, più o meno squadrate, accanto si potevano trovare le molle per attizzare il fuoco, un tubo di ferro nel quale si soffiava per ravvivarlo e una paletta, sempre di ferro, per estrarre la cenere (möiè- bufètt- bernacc). Successivamente si iniziarono a costruire case dotate di ampie canne fumarie, terminanti con un spazioso reparto (l'agraa) all'interno del quale si mettevano a seccare le castagne, il focolare si sposta così a ridosso di una parete. Tra lo scarso arredamento della cucina non mancava mai la madia (l'archiin), chiusa da un massiccio coperchio, fissato alla struttura con cardini di ferro. Al suo interno si conservavano le farine. Nella credenza si riponevano le suppellettili: cucchiai, forchette, scodelle e piatti, tutte rigorosamente in legno, solo i coltelli erano di ferro. Si trovavano, poi, mensole in legno utilizzate per appoggiarvi diversi oggetti, a volte sostituivano in tutto e per tutto le credenze. Le prime stufe in ghisa fecero la loro comparsa solo verso la fine dell'ottocento. Anche, il tavolo e le sedie, vennero adibiti all'uso attuale molto tardi, sebbene presenti si mangiava seduti attorno al fuoco con la scodella appoggiata sulle ginocchia. Qua e là lungo le pareti erano infissi grossi chiodi o ganci ai quali venivano appesi diversi oggetti come ad esempio la secchia dell'acqua, attinta alla fontana. Alcune case erano però autonome per quanto riguardava l'approvvigionamento di acqua, infatti erano fornite di pozzo scavato nella cantina. Altre suppellettili comuni a tutte le cucine erano una rozza grattugia in ferro per grattare il formaggio secco, il morteer per il sale, il paiolo per la polenta (stagnàa), qualche pentola e pentolino per la minestra, il latte e il caffè.
L'arredamento delle camere era ridotto all'essenziale. Il letto era composto da due cavalletti e poche assi sulle quali si metteva la "bisàche", un pagliericcio di canapa riempito con foglie secche. Le lenzuola di tela grezza fatta in casa e la coperta tessuta e colorata coprivano il misero giaciglio. Una o due sedie impagliate, un appendiabiti rudimentale e una cassapanca per la scarsa biancheria completavano l'arredamento. Per scaldare il letto si usava uno scaldino contenente le braci prese dal camino e posto all'interno del "fra", un semplice marchingegno in legno, che non lasciava bruciare le lenzuola. Se la cucina, di sera, era riscaldata dalla fiamma del focolare, per illuminare i movimenti nel resto della casa si utilizzava la "lüm" nella quale si metteva l'olio e lo stoppino. Data la preziosità dell'olio, il suo uso era assai oculato.



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