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STORIA

BESTIE FEROCI

Ai tempi della Repubblica Cisalpina, precisamente nel 1806, il vice prefetto G. Tamassia redasse per il governo di allora il Quaderno Economico dei Cantoni di Taceno e Lecco. In questo documento esegue un computo globale del reddito derivante dalle attività produttive della valle. Intanto è indiscutibile un fatto, in epoca napoleonica Pagnona amministrativamente apparteneva al Cantone di Taceno, a noi interessa però per parlare non tanto di economia, quanto di bestie feroci che rendevano ancora più dura la vita dei nostri avi. Nel punto della relazione in cui si parla di selvaggina, il relatore afferma che nelle situazioni più inoltrate verso Nord si annidavano orsi, lepri bianche, caprioli, mentre in ogni altro luogo vi erano quantità di lupi, camosci, volpi e tassi. Per quanto riguarda gli orsi, Pietro Pensa riporta in "Noi gente del Lario" la seguente nota: "Il 28 novembre 1761 dodici cacciatori di Premana e Pagnona uccisero, in una battuta comune, un orso sui monti di Pagnona". I lupi, invece, non mancavano mai nelle storie dei nostri bis- bisnonni che,a ragion veduta li temevano molto più degli orsi. Tra l'altro narravano che durante gli spostamenti notturni,viaggiassero sempre muniti della leggera corteccia dell'albero di betulla, che arrotolata ed infuocata, era una valida difesa contro gli attacchi di queste bestie. La pericolosità dei lupi la sperimentavano soprattutto negli inverni più rigidi, quando per mancanza di prede, le temibili fiere giungevano poco distante dal centro abitato e dalle stalle sugli alpeggi. Le volpi e i tassi, infine, erano oggetto di una caccia spietata per mezzo di tagliole e lacci. Le prime razziavano i pollai, i secondi erano ghiotti di zucche, rappresentavano quindi grossi pericoli per la misera economia della famiglia. Della volpe si conservava la pelle, del tasso oltre a questa si ricercava anche il grasso, utilizzato come lubrificante ed emolliente. Tornando alla relazione del vice prefetto, questi, così continuava: " Quanto ai volatili vi si trova un buon numero di tordi, merli, beccacce, coturni, fagiani, cuculi, allocchi, civette, avvoltoi e si rinviene pure qualche aquila. Dunque i boschi e la montagna di Pagnona furono popolati da una grande quantità di animali, almeno fino al diciannovesimo secolo era molto facile fare incontri poco graditi.



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