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Un mondo perduto


L'uomo era giunto, nel 1800, ad una evoluta pratica della coltivazione tradizionale e dell'approvvigiona-mento dell'erba occorrente alla nutrizione del bestiame. Il territorio del bacino dell'Adda era stato modificato e ordinato da un millenario lavoro e gli attrezzi per lavorare la terra erano gli stessi in uso da secoli, l'uso delle macchine era ancora lontano così come quello dei concimi chimici.Fu così che si avviò l'emigrazione perenne verso le Americhe. Chi restava lavorava il suolo con la condotta di sempre e i paesi di montagna conobbero la più stretta autarchia che si ricordi nella storia. Il ritmo famigliare era determinato dai lavori agricoli. Ogni nucleo famigliare aveva in montagna una sua economia indipendente e solamente la conduzione dei pascoli era tenuta in consorteria; la necessità quindi di seguire i cicli della natura portava ad orari di lavoro pesantissimi nella stagione buona, dando tregua unicamente durante le grandi nevicate invernali, tempo in cui gli uomini si dedicavano a costruire gerle, rastrelli, attrezzi di legno, mentre le donne erano impegnate nella filatura e nella tessitura. Le famiglie avevano un numero limitato di componenti (in media da 5 a 7 persone) che si distribuivano i compiti: alle donne spettavano le coltivazioni, all'uomo la condotta del bosco, la viticoltura, i lavori murari e la falciatura; alle giovani la cura del bestiame nelle stalle e sui pascoli; alla donna ancora la preparazione del burro e all'uomo la produzione più complessa dei formaggi. La stagione agraria cominciava ai primi disgeli. A fine marzo si "mondavano" col rastrello i prati migliori presso i paesi, sui quali in autunno si era sparso il letame per ottenere tre fienagioni. Poi, generalmente ai primi di aprile, le donne provvedevano a portare sui campi il letame raccolto durante l'inverno con le spazzate delle stalle. Sempre in aprile si conduceva il bestiame sui maggenghi, ed era quello un momento festoso a cui partecipava tutta la famiglia. Da allora diventava compito delle ragazze di salire al mattino alle cascine dei "mont" per "regolare" le vacche, dar fieno, abbeverare e mungere, operazione che avrebbero ripetuto la sera, dopo 12 ore. Il maggio era dedicato dalle donne a mondare i campi di grano e segale e rincalzare le terra attorno alle patate. Poi, sui maggenghi, con la panna facevano il burro e con il latte scremato il formaggio magro, dando il "serone" al maiale o cavandone la ricotta da salare. L'uomo intanto si dedicava al bosco. A fine maggio e all'inizio di giugno, i boscaioli lasciavano il proprio lavoro per dedicarsi alla falciatura, che dava, nei maggenghi fino a 1200-1300 m, il buon "fen" di primo taglio. L'uomo più valido della famiglia prendeva la "ranze", la falce fienaia dal lungo manico, piantava in terra l' "incügen da marlà", piccola incudine d'acciaio per affilare la lama della ranze. La falciatura avveniva con un ampio movimento a semicerchio, iniziando dal basso e risalendo il pendio. Là dove affiorava qualche sasso, il falciatore completava l'opera con la "seghezze", falce col manico corto. Le donne "spandevano" le "ondene" facendole ricadere sul terreno in modo uniforme perché il sole le asciugasse. Una volta secco, il fieno veniva immagazzinato nei fienili dei paesi e dei "munt" di maggengo meno elevati. A fine giugno la transumanza del bestiame avrebbe impegnato le ragazze, mentre la donne nel luglio imminente avrebbero raccolto i cereali seminati l'anno prima e gli uomini avrebbero pensato al formaggio. Immagazzinato il "fen" le donne passavano, in luglio, alla mietitura dei cereali (frumento, orzo a segale) seminato l'autunno precedente. Le spighe venivano recise con la "seghezze" durante la mattinata ed unite a gruppi di tre con steli di paglia, per poi essere depositate "a tetto" nei paesi. La trebbiatura avveniva in stanzette al pianterreno della casa, impiegando lo "scopadur", panchetta con 4 gambe divaricate, sulla quale si mettevano i covoni, battendoli con un bastone. Raccolti i grani, si mettevano nel ventilabro (contenitore in nocciolo di 60 cm di diametro) e con un moto rotatorio venivano persi pula e fuscelli. Indi si passava alla macinatura nei mulini. Tra la prima e la seconda fienagione sui maggenghi, si provvedeva a tagliare l'erba magra detta "sciarnion". Alla fine di giugno avveniva la transumanza del bestiame sui pascoli alti. Tanti erano i modi di conduzione: gestiti da più famiglie, condotti da un solo affittuario responsabile…Perlopiù i pascoli vasti erano condotti da più capifamiglia che affidavano il bestiame alle ragazze. A quei tempi era abitudine fare il formaggio nei "calecc", sorta di recinti "mobili" coperti di lamiere, dove il caldaro era sopportato da una traversa appoggiata a due muretti. A fine agosto avveniva il rientro dai maggenghi. Nei paesi, intanto, la campagna continuava il suo ciclo. Dopo la raccolta dei cereali, le donne rivoltavano la terra e seminavano la fraina e l'avena per gli animali. Veniva poi il tempo della seconda fienagione, con la falciatura della "degör", rossiccio guaiame. Tra settembre e ottobre, vi erano la raccolta delle patate, il taglio del granoturco, la mietitura della fraina, che veniva trebbiata direttamente sul campo, sfregando le spighe contro l'orlo di una gerla. A metà ottobre si vangavano e aravano i campi destinati ai cereali, in rotazione con patate e granoturco.

Testi tratti da L'Adda, il nostro fiume di Pietro Pensa
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