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Il costume femminile


Il costume femminile, oggi indossato esclusivamente il giorno della festa dell'Addolorata, è chiara testimonianza di un artigianato d'altri tempi. Pensato per fronteggiare il rigido clima invernale, non eccessivamente elaborato ed ornato, al contrario di quello premanese, non ha subito, fortunatamente influssi esterni, ha mantenuto, invece la sobrietà delle origini. La foggia estremamente semplice, i colori tenui, i mancati influssi forestieri avvalorano l'ipotesi che esso sia del tutto autoctono: il frutto della secolare esperienza femminile.Il costume pagnonese si compone di quattro elementi; i colori dominanti sono il bianco, il nero e delle sfumature di grigio molto scuro; questa predominanza di colori neutri pone molto in risalto i pizzi ed i ricami che ne rifiniscono le estremità. Partendo da sotto troviamo:

"Ul Giponiin". Si tratta di una camicetta senza colletto della quale, ad opera finita, appaiono solo le maniche; queste sono corte, molto ampie e sono fermate dall'elastico prima del gomito e a qualche centimetro dall'orlo, al quale viene cucito un pizzo; l'elastico, a sua volta, le arriccia dando forma ad un elegantissimo sbuffo. Una curiosità è il vanto che ne facevano le donne di un tempo mettendo in mostra il pizzo più bello, quasi fosse un oggetto d'attrattiva e seduzione.
Sopra il "Giponiin" s'indossa "Ul Stampaa". Questo indumento, di colore nero o grigio molto scuro è composto: di un corpetto, opportunamente privo di maniche per mettere in mostra appunto quelle del "Giponiin" ; allo stesso corpetto è attaccata una gonna, lunga fino alle caviglie, molto ampia e tutta pieghettata tranne che sul davanti. L'estremità di quest'ultima è rifinita con una bordatura di rinforzo che può variare a piacere; può presentare un pizzo o una fettuccia colorata; quest'orlatura è opportunamente chiamata "bazàné". Lo "Stampaa", nonostante il colore scuro, può rivelare in controluce delle leggere trasparenze; le donne sono quindi solite ovviare al difetto indossando una lunga sottoveste.
"Ul Panètt de Lanétè" è un ampio e bellissimo foulard generalmente a sfondo nero decorato con rose ed altri fiori vivacissimi; molto raramente, se ne possono trovare anche a sfondo bianco/avorio. "Questo particolare oggetto", ci racconta una fiera ed anziana signora, "veniva portato con orgoglio, soprattutto dalle giovani, poiché esaltava ancor di più il già attraente viso delle donne pagnonesi". È portato sulle spalle a mo di scialle, appena appoggiato sugli sbuffi del "Giponiin" in modo da non nasconderli e viene fermato sul davanti rimborsandolo in un grembiule detto "Scusaléll". Può essere infine chiuso, con una spilla decorativa solitamente d'oro, all'altezza del plesso solare.
Infine abbiamo appunto "ul Scusaléll". È un grembiule lungo quasi come lo "Stampaa", è fermato da due pezzi di fettuccia che girano dietro la schiena per poi annodarsi sul davanti. N'esistono due tipi distinti: quello da lavoro, più pesante e resistente all'usura e quello da festa che può essere abbellito in fondo, con dei fiori ricamati o con un bel pizzo.
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