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Dal Marco Visconti di Tommaso Grossi

Dialogo tra un fornaio di Mandello e un cacciatore di Pagnona.

Per far conoscere un po' questa gente, riferiremo un dialogo che si tenne in chiesa tra un cacciatore di Pagnona, un paesello sulla schiena del Legnone *, e un fornaio di Mandello. che è un grosso borgo alla riva del lago, andando verso Lecco. Il cacciatore aveva una gonnella di mezzalana color di piombo, che gli scendeva fin quasi al ginocchio; un paio di brache, o panni di gamba, come si chiamavano allora, strette alla carne, che davano fino alla noce; i piedi in due zoccoli colle guigge di corda, e la pianta armata di lunghe punte di ferro, colle quali quei montanari sogliono assicurare il passo correndo sulle creste dei loro monti, sull'orlo di precipizi spaventosi: portava ad armacollo una botticina e un corno, e dietro le spalle un arco di frassino con alcune saette legate alla corda. Il fornaio aveva in dosso un giubberello di panno bianco colle maniche strette ai polsi da alcuni bottoncini d'ottone, una gabbanella orlata di pelle d'orso, una berretta quadra in capo, e una daga arrugginita fra mano.

Stava quest'ultimo appoggiato con una spalla alla pila dell'acquasanta, dando mente alle chiacchiere che si facevano d'intorno, quando vide passarsi da presso il cacciatore, e mettendogli una mano su d'una spalla:
— Ohe! Lorenzino, — gli disse, — anche tu a Bellano?
— Anch'io, sicuro, che vuoi? quel maledetto Crivello non lascia aver requie, che gli nasca il vermocane *'
— Zitto per carità, non sai che è una bestemmia proibita dagli statuti codesta? e che ne va dieci lire di terzuoli, o la scopa?
— Oh! va, di' agli statuti che vengano a trovarci lassù sul Legnone, e ci parleremo.
— Ma come c'entri qui tu? — gli domandava quel da Mandello, — tu che non hai ne terra ne tetto, ci starai per qualcun altro, m'immagino.
— Sì, pel nostro parroco son qui; ei tiene il beneficio coll'obbligo della decima e di quattro giornate d'armi all'anno, a comandamento dell'arcivescovo; da che l'arcivescovo è fuora via, nessuno là al paese volle sentir più menzionare d'andar a servire questi ribaldi scomunicati; il Crivello bestemmia, che vuoi portar via l'alpe al prete, che vuoi fare, che vuoi dire; e il poveraccio per non mancare alle chiamate s'ingegna, ora paga l’uno, ora prega l'altro, come può; questa volta s'è raccomandato a me: non c'è camosci, orsi manco, che avea da fare a casa? « Andiamo un po' a codesto duello che è tanto tempo che non se ne vede più », dissi tra me, e così son venuto.
— Io ci sto per mio conto, — diceva il fornaio; — ho quella poca di casetta, e c'è su il livello di quattro giornate d'armi all'anno; questa è l'ultima se Dio vuole, che la mia scritta canta chiaro, e se codesto nostro padrone garbato vuol far la vita dell'anno addietro, che tutti i momenti s'abbia ad aver l'armi in mano, io non me la sento una boccicata, e già gridano tutti a Mandello che non ne ponno più, e ci farà fare uno sproposito come quei di Limonta.
— È vero, dunque eh? che i Limontinì hanno fatto il diavolo?
— E di che sorte! hanno ammazzato il Pelagrua e dato il fuoco alla casa del monastero.
— Oh benedetta la loro faccia! — esclamò il cacciatore.
— Sì, ma adesso, dicono che l'abate di S. Ambrogio, infuriato come un turco, giura e spergiura per tutti i santi e per tutti i diavoli che vuoi fargliela pagare.
— Dal detto al fatto c'è un bel tratto ; la causa, a buon conto, s' ha a decider qui, per via di giustizia; se quel che si batte pei Limontini resta al di sopra, di' un po' che venga qualcuno a toccarli, che tutto il lago di Como si leverà.
— Si vede che sei giovane, il mio Lorenzino. — interrompeva il fornaio, — e non hai ancora imparato che la ragione alla fine dei conti è dei signori, e che gli straccivanno sempre all'aria.
— Ma quando poi siam tutti d'accordo, — insisteva il cacciatore.
— Tutti d'accordo? mi fai ridere. Vedi là sulla piazza quelle quaranta lance? chi vuoi che li tocchi coloro? Tutti vestiti di ferro che è come a dar su d'un sasso: gente disposta e risoluta a farsi sbudellare per amor di chi la paga, fosse il diavolo.
— Ma, e noi altri?...
— Noi altri ci siamo così come per un di più, così come uno spauracchio, e ci tengon qui dentro in chiesa, come vedi, che non vogliono che andiamo in volta a far camerata Insieme con quei di Bellano; ma se venisse il caso di dar loro addosso, credi tu che non faremmo anche noi la nostra parte?
— Io no di sicuro, — rispondeva risolutamente il montanaro.
— Bravo, bravo! — ripigliava il fornaio sorridendo, — se tè l' ho detto che sei giovane! e dico di più, che se oggi quei di Mandello, per un paragone, tengono a partito quei di Bellano, domani, per modo di dire, quei di Bellano verranno a Mandello a far lo stesso con noi: oggi sono lo il bastone, e tu sei l'asino; domani, l'asino sono io, e tu il bastone ; ma l'asinaio che ha bastonato ieri, bastona oggi, e bastonerà domani, e dopo, e l'altro, e sempre, finché durerà questo mondo.
Qui il dialogo fu interrotto dall'avvicinarsi d'una delle quaranta lance del Crivello, che passeggiava tra la folla di quei soldati salvatici per tenerli in rispetto.