Pagnona
Provincia di Como
Abitanti 549
Superficie Kmq 8,96
Altitudine m 790
Comuni limitrofi: Colico. Delebio (SO), Premana. Casargo, Tremenico.
Posto sopra un pianoro quasi a picco sul torrente Varrone,
Pagnona si presenta a chi viene da Lecco, seguendo la strada della Valsassina,
come un biancheggiante agglomerato di antiche case, a contrasto con il
vicino centro di Premana, ampiamente modernizzato. Una profonda "caurga",
il Contoleggio, percorsa dal torrente Varroncello, protegge l'accesso
al paese, costituito nel suo nucleo più antico dalla torre e da
pochi caseggiati con antichi portali e affreschi votivi, distribuiti in
aspre viuzze; la torre, trasformata in abitazione, mostra ancora la sua
possanza nelle compatte muraglie di pietra bruna; già baluardo
di qualche signoria locale, come racconta nel 1571 il canonico Paride
della Torre, fu caposaldo della difesa viscontea nella prima metà
del Quattrocento contro le incursioni degli eserciti veneziani. Prima
di entrare nell'agglomerato principale, una cappelletta settecentesca,
arricchita da notevoli affreschi del secolo scorso, rappresenta una probabile
trasformazione della chiesa medioevale di S. Michele, compiuta per ricordare
lo scampato pericolo della peste del 1629. La pittoresca strada centrale,
raccordata per mezzo di scalottole: ed altri vicoli, è adorna di
portali e ferri battuti e sfocia in una piazzetta dalle gentili costruzioni
settecentesche. Non è raro incontrare a Pagnona donne anziane che
indossano ancora il tradizionale costume della zona, specialmente per
la festa dell'Addolorala, la più importante del paese. La
chiesa di S. Andrea, divenuta parrocchiale nel 1498 sorge in posizione
isolata. un poco più in basso dell'abitato, verso il ciglio del
torrente La costruzione fu modificata ne! 1903 e conserva pochi clementi
barocchi, tra cui l'altare con una pregevole Addolorata e un raro paliotto
di cuoio firmato da Giambattista Tagliaferri nel 1752. Oltre a un piviale
donato da S. Carlo, il sacro tempio possiede paramenti preziosi che si
dice appartenessero alla consorte di un doge veneziano. Vari arredi provenienti
da Venezia testimoniano dell'antica consuetudine. dei pagnonesi, di emigrare
nella città lagunare per lavoro, fenomeno riscontrabile anche in
altri paesi della Val Varrone e nello stesso centro di Premana; gli artigiani
del ferro di Pagnona usavano riunirsi nella Confraternita o Compagnia
dei SS. Ambrogio e Carlo, alla quale si associavano via via anche coloro
che si trasferivano in altre località con l'intento di mantenere
rapporti con il luogo d'origine. La chiesa veniva perciò gratificata
di doni, da aggiungersi alle opere artistiche locali, tra cui spicca una
croce astile in rame del XIV secolo. Pagnona ha dato i natali a numerosi
incisori e pittori della famiglia Tagliaferri, il cui gruppo più
conosciuto è rappresentato da Giovanni Maria (1809-1879) e dai
figli e nipoti Luigi, Achille e Giovanni, autori di numerosi affreschi
nelle chiese della Valsassina (Indovero, Casargo, Premana, Tremenico),
di Lecco e del Lago di Como (Menaggio,
Musso, Gravedona, Gera), oltre che in quelle della Bergamasca. Tagliaferri
è oggi il cognome della stragrande maggioranza delle famiglie.
In origine essi vennero forse dalla Val di Scalve per esercitare l'arte
del ferro nel paese, che aveva miniere ancora attive alla fine dei XVIII
secolo; dopo la crisi secentesca dei forni fusori eretti a valle di Pagnona
dai Mornico alla metà del Cinquecento, ebbe inizio invece il flusso
migratorio verso il territorio veneto. Oggi la località conta solo
qualche attività artigianale. L'insediamento di Pagnona è
di notevole antichità, essendo state trovate nel suo territorio
due asce bronzee della media e tarda età del bronzo; altri corredi,
poi dispersi, attestano la presenza dei celti, unica testimonianza finora
per la Val Varrone. Nel Medioevo il paese appartenne alla Squadra dei
Monti della Valsassina e a questa realtà fece capo anche nelle
successive vicende; tenuto conto della considerevole decima pagata ai
canonici di Primaluna, che erano tutti della famiglia dei Della Torre,
si può pensare alla sua acquisizione da parte di questo casato.
Nella storia e nella tradizione resta famosa la fonte di S. Carlo, dove
l'arcivescovo avrebbe fatto scaturire l'acqua appoggiando una mano alla
roccia. Siamo qui sulla strada che porta a Tremenico e ai pittoreschi
prati di Gallino, antichi pascoli ora meta tradizionale di gite domenicali. |