
Con un dolce e
malizioso sorriso da bambino furbo come lo furono un tempo e con lo sguardo
perso nel vuoto quasi a cercare delle immagini che ormai appartengono
al passato, un anziano ci ha raccontato anche una simpatica e golosa tradizione
dei fanciulli di allora.
«Il periodo della lavorazione delle castagne, coincideva proprio
con la riapertura della scuola. Per noi bambini era una gioia poter aiutare
i nostri famigliari in tutte le fasi di lavorazione e, anche se il raccolto
non era andato abbastanza bene si avvertiva comunque nell'aria una piacevole
allegria. Consumavamo le castagne in tutte le salse e, quando ci si radunava
per fare le caldarroste, di nascosto dall'occhio vigile dei genitori,
si sorseggiava magari anche qualche sorso di buon vino. Però, la
cosa più dolce che mi ricordo, ricorreva con il cambio tra il primo
ed il secondo ciclo d'essicazione. Curavamo quel periodo con impazienza
perché sapevamo benissimo che, durante il primo ciclo, venivano
poste sulle graa anche quelle castagne che non erano perfettamente mature.
Queste, che a fine ciclo, risultavano mollicce e nel termine dialettale
erano chiamate "möli", venivano separate ed esposte al
sole in modo da ultimarne l'essiccamento. In quei giorni, noi bambini,
uscivamo di casa per andare a scuola un po' prima e deviavamo il tragitto
verso le case dei castagnari. Passavamo nei cortili o nelle aie dove sapevamo
che di lì a poco, i castagnari, avrebbero distribuito i frutti
ai legittimi propietari. Li sorprendevamo sempre intenti nella cernita
delle möli, lavoro che di solito era affidato alle donne; educatamente
salutavamo e con un mezzo sorriso chiedevamo:
"Ghe n'iif de möli ? " (" Avete delle möli ?
") Queste donne ne prendevano così una manciata dal mucchio
e ce le infilavano in tasca raccomandandoci di non farci sorprendere a
mangiarle dal maestro. Queste erano le nostre caramelle e le mangiavamo
durante la lezione. Se dovessi fare un paragone, direi che erano le nostre
morositas ma erano anche di gran lunga più buone».
Diversi sono i modi di cucinare
o consumare le castagne, così accanto a quelli più comuni,
ne troviamo alcuni caratteristici della zona e meno diffusi altrove. In
primo luogo occorre ricordare come questo prezioso frutto abbia sempre
costituito l'alimento invernale tipico, per mezzo del quale la gente della
Valsassina e della Valvarrone ha potuto sopravvivere nel corso dei secoli,
insieme alla patata, quest'ultima introdotta però molto più
tardi dagli austriaci.
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