«I "risceer", erano dunque paragonabili a dispense piene di castagne, dislocati qua e la per i castagneti; svolgevano la funzione di conservare i frutti per buona parte dell'inverno, anche fino al termine di gennaio. I ricci svuotati del loro contenuto, si facevano decomporre in una buca detta "Zòche" uniti a terra e a quant'altro si riciclava dal lavoro di pulizia dei castagneti, derivando in tal modo un ottimo concime da utilizzare nel castagneto stesso.
Le castagne che invece erano trasportate immediatamente nelle case o nelle cascine venivano in parte, consumate subito, ed in parte, poste nel piano più alto dell'abitazione, dove era solitamente posto l'essiccatoio composto da un focolare ed una grata sovrastante. Come in tutti i paesi del circondario, anche a Pagnona, era presente la figura del castagnaro, piccolo imprenditore proprietario della "Graa" (essiccatoio). La "Graa" era il termine dialettale con cui era chiamata la grata, fatta di centinelle di legno sulla quale venivano poste le castagne per l'essicazione e da cui derivò il nome stesso, attribuito all'essiccatoio.
I clienti portavano le loro castagne in gerle colme sino all'orlo, che costituivano l'unità pratica di misura. Su un quaderno il castagnaro registrava il nome del cliente e il numero di "carghe" consegnate. Sulla "Graa" veniva posto uno strato di castagne di circa 30 centimetri quindi si accendeva il fuoco, alimentandolo giorno e notte per circa un mese evitando interruzioni e preoccupandosi di rivoltarlo periodicamente.
Al termine dell'essiccamento le castagne, venivano battute in grossi mortai di legno, fatto ciò si ponevano nei "vai", dove, con abile movimento rotatorio e sussultorio, si separava il frutto secco dalla "gea"(sottile pellicina che si trova tra il guscio e il frutto). Infine si procedeva alla divisione, dando a ciascuno una misura di castagne secche per ogni gerla ricevuta, quanto restava era di diritto del castagnaro stesso.
Le misure usate erano tre:
La quartina: corrispondeva ad un chilo ed era usata anche per le nocciole.
Il "Quarteer": corrispondeva a 15 chili e si usava anche per la biada e l'orzo.
Il "Penacc": attrezzo che si usava nella lavorazione del latte per ottenere il burro, ma in questo caso faceva la misura di 30 chili. Queste misure erano usate sia per le castagne fresche sia per le secche.
Una contabilità, insomma, che divenne nei primi anni di questo secolo ancora più raffinata, con misurazioni più precise. Si adoperavano, infatti, queste misure, tenendo conto che, in effetti, da cento chili di castagne fresche se ne ricavavano 70 di secche.
In paese, erano almeno tre le famiglie che svolgevano la mansione di castagnaro; una di queste, riusciva a fare in un anno, con la propria Graa, anche tre cicli di essiccamento.»
Si usava anche far seccare le castagne al sole, ma i frutti, benché più saporiti, si conservavano meno bene e si guastavano facilmente.