I castagni appartengono alla famiglia delle fagacee. Il nome scientifico
della varietà europea più diffusa, nota con il nome di marrone,
è Castanea sativa. Dà frutti grossi di color marrone scuro
e opaco, ma al contrario delle garavine ha un sapore poco dolce e meno
corposo.
Nel nostro territorio troviamo ben tre tipi di castagno:
Il selvatico, che produce un frutto di color marrone lucido chiamato "Garavina";
l'albero, dal quale si ricava un legno duro e leggero, si presenta piuttosto
alto e robusto. Non è raro, in autunno, trovare ai suoi piedi,
in alcune zone particolarmente umide, dei profumatissimi porcini.
L' "Erbul", è invece una varietà di castagno ottenuta
innestando il castagno comune, di origine euroasiatica e nordafricana,
con la garavina da cui nasce una sorta di esemplare che può raggiungere
i trenta metri d'altezza, con tronchi di oltre due metri di diametro,
e può vivere fino a cinquecento anni e oltre. All'interno del riccio
si trovano da uno a tre acheni, saporitissimi, ma di gusto decisamente
più dolce rispetto a quelli della Garavina selvatica, si presentano
di media grandezza e avvolti da una buccia di un bel colore rossiccio.
Nel costume e nelle tradizioni pagnonesi, questo tipo di castagna, è
conosciuta come Garavina domestica.
L'ultimo tipo di castagna, del quale purtroppo, ignoriamo il nome comune,
è localmente conosciuto con l'appellativo dialettale, di 'Inverniscé"
( "che giunge d'inverno"). Così chiamata perché
i frutti prodotti, di color marrone chiaro, decisamente più piatti
e meno pasciuti di quelli del selvatico, tendono a maturare tra fine ottobre
ed inizio novembre, contrariamente a quelli delle altre due speci, le
quali a fine ottobre hanno già ceduto tutti i loro frutti al suolo.
Una vecchia usanza comportava in ogni casa, per la festività dei
morti, di approntare "el früü" (nome dialettale per
definire un tipo di lessatura del frutto), ed alcune famiglie, erano solite
utilizzare quest'ultime giunte, decisamente più fresche.
Gli alberi di castagno sono assai sensibili all'attacco da parte di alcuni
funghi patogeni, responsabili di due gravi malattie: il cancro del castagno
e il mal dell'inchiostro. Dopo la seconda guerra mondiale, il male dell'inchiostro,
importato con tutta probabilità dall'Asia (se ne ebbero le prime
avvisaglie in Italia già nel 1904), colpì il castagno e
solo ora, adottando il sistema di abbattere gli alberi più colpiti
e lasciando crescere polloni dal piede, oppure potandoli radicalmente
in modo da lasciare solo un lungo tronco senza alcun ramo, ci si sta liberando
da quel flagello, che se fosse giunto un secolo prima avrebbe rappresentato
una tragedia per i nostri avi. Inoltre, l'abitudine di tenere pulito l'albero
dai nuovi rami germogliati in primavera, fino a due metri da terra, fa
si che la pianta si mantenga più sana e dia frutti migliori.
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