Il carbone, a seconda della specie legnosa
dalla quale proviene, può essere:
-forte: se di querce, leccio, carpino, olmo, faggio, acero -pesa da 240
a 260 kg per metro cubo
-dolce: se di pino, castagno, betulla ontano, larice -pesa da 150 a 240
kg per metro cubo
-dolcissimo: se di salice, tiglio, pioppo, nocciolo, abete -pesa da 130
a 150 kg per metro cubo
A seconda del grado di cottura può essere:
-ben cotto: se conserva la forma e si distingue la struttura istologica
del legname,. si presenta nero, lucente, duro e se percosso dà
un chiaro suono metallico, brucia senza fumo ed ha alto potere calorifico.
-poco cotto: se ha colore rosso scuro, è pesante, arde screpolandosi
e fa fumo.
-troppo cotto: se è tenero, leggero friabile poco sonoro ed assorbe
facilmente l'umidità.
La legna che si usava per fare il carbone era tagliata nella stessa stagione
in cui veniva tagliata la legna adibita ad altri usi, vale a dire dal
periodo in cui cadevano le foglie al mese di aprile, quando la linfa riprende
a scorrere nelle piante. Una volta tagliata la legna, bisognava procedere
allo spianamento del terreno.
Si spianava il terreno togliendo la terra. Si ammucchiava questa terra
tutta intorno, avendo cura di togliere le pietre più grosse per
ottenere della terra fine. Poi si piantava un palo in mezzo allo spiazzo
e si iniziava ad accatastare la legna.
Per prima cosa, si segavano rocchi abbastanza piccoli e li si appoggiava
al palo obliquamente, in modo da dare al mucchio una forma arrotondata.
Si aggiungevano rocchi più grandi o più piccoli per riempire
gli spazi vuoti. Ottenuta una certa circonferenza, si ripeteva questa
operazione due o tre volte. Alla fine, la carbonaia assomigliava ad una
scodella rovesciata.
Poi si ricopriva la carbonaia di muschio e di terra ben pressata. Si praticavano
alcuni fori per il tiraggio. infine si accendeva la carbonaia, si levava
il palo centrale e si lasciava bruciare un giorno intero, perchè
il fuoco arrivasse fino alla base. Se la carbonaia bruciava troppo o se
c'era vento, si chiudevano alcuni fori.
La regolazione del fuoco era un' arte delicata. Se il fuoco era troppo
vivo, la legna si inceneriva e tutto il lavoro andava perso; al contrario,
se era troppo debole, la legna non si consumava abbastanza da diventare
carbone. ..Infine, dopo parecchi giorni, il fuoco si spegneva dolcemente.
Anche allora era necessaria una profonda conoscenza del mestiere per decidere
il momento opportuno per scoperchiare la carbonaia.
Finalmente, quando il processo di combustione era ultimato, si raccoglieva
il carbone, aiutandosi con un rastrello, e lo si metteva nei sacchi. Si
riconosce che il carbone è ben fatto quand'è duro, compatto,
sonoro, brillante, fatto di grossi pezzi che si rompono facilmente e presentano
nelle spaccature i colori dell'iride, quando galleggia
sull'acqua e brucia senza fiamma.
Quando il carbone era fatto, si scopriva qua e là la carbonaia
per verificare il risultato. In seguito, si riempivano tutti i buchi,
compreso quello della cima e si lasciava riposare per alcuni giorni. Poi
si scoperchiava, il carbone era pronto e si poteva metterlo nei sacchi.
Gli operai che portavano il carbone a spalla, univano due sacchi, ben
legati, perchè era più facile trasportarne due che uno solo.
Secondo la propria forza fisica, si portavano dei sacchi più o
meno grossi .
I sacchi per trasportare il carbone pesavano dai 30 ai 40 chili e molto
spesso si era obbligati a passare per zone impervie. Il trasporto era
affidato principalmente alle donne e una donna era anche il capo che si
preoccupava di reclutare mano d’opera, appaltava il trasporto e
pagava le sue operaie un tanto al quintale, in base al contratto stipulato
o in base alla richiesta dei portatori.
|