Coloro che amano passeggiare nei boschi avranno certamente osservato, qua e là, piccole piazzole o “iaal” , di una decina di metri quadrati, sguarnite di alberi e sostenute da muri o da scarpate. Queste radure hanno il suolo nero, color carbone. Non potrebbe essere altrimenti poichè si tratta di antiche carbonaie.
I carbonai, una volta, si riparavano anch' essi nelle foreste in capanne che costruivano sul luogo di lavoro, vivendo in modo duro e rudimentale.
Nel XVII e XVIII secolo, con l'insediamento e lo sviluppo delle prime piccole industrie di lavorazione dei metalli, si sviluppò una produzione, sempre maggiore, di carbone di legna usato come combustibile.
L'origine del carbone vegetale è antichissima. Nella provincia di Grosseto, in una tomba etrusca, è stato ritrovato un braciere colmo di carbone di legna. Plinio il Vecchio racconta come i Romani preparavano il carbone con un metodo praticamente uguale a quello usato nei luoghi dove la produzione di carbone vegetale continua tuttora.
Un tempo, questa produzione era legata all'attività delle miniere: il carbone serviva ad alimentare i forni ove i minerali venivano fusi per ottenere rame, argento e ferro. La maggior produzione avvenne tra gli anni 30 e 70 praticamente quando fiori l’industria.
Il carbone era prodotto direttamente nel bosco e le carbonaie si moltiplicavano un po' ovunque e per costruire un “puiat” occorreva una settimana .”( Curiosità: di solito dove ci sono le piazzole dei puiat, si possono trovare delle piante di mele )”. La sua produzione richiedeva una grande quantità di legna. Tuttora, un po' ovunque, si possono osservare numerose aree adibite a vecchie carbonaie, le piazzole erano e lo sono tutt’ora disseminate su gran parte del territorio, specialmente sulla dorsale OVEST da Gallino a Vesina e lungo il Varroncello. Alcune si trovano lungo il Varrone e in zona Bernè. Qui la terra è nera e bruciata e non di rado si vedono persone che vengono a raccoglierla per i propri giardini. Eppure questa terra non è molto fertile, solo il suo colore ha l'apparenza del terriccio.
Non ci si improvvisa carbonai. Quest'arte richiede una vasta quantità di conoscenze, informazioni, calcoli, una grande intelligenza e, soprattutto può darsi, un vero istinto che il tempo ha acuito. Un carbonaio controlla attentamente il suo cumulo di legna dall'inizio alla fine, essere carbonaio significa vivere in simbiosi per cinque giorni e cinque notti col proprio cumulo di legna.
La scelta delle essenze è subordinata alla natura e all'impiego del carbone ottenuto. Quello che sarà utilizzato per la fusione dei minerali dev'essere carbone di legno duro. Ben inteso, tributario degli alberi, il carbonaio è spesso limitato nelle sue scelte.
Normalmente si divide il carbone in tre specie a seconda del legno con cui è prodotto: carbone duro, tenero e resinoso. La quantità e la qualità del carbone ottenuto variano con la temperatura della carbonizzazione, la sua durata e la natura del legno usato.
Diverse teorie sulla carbonizzazione sono state formulate. I dati a cui si riferiscono sono complessi: tempo di propagazione del fuoco all'interno del cumulo di legname, combinazione delle essenze, temperatura e tempo di carbonizzazione, climatologia, variazioni di temperatura e di umidità ambientale, forza e direzione del vento, qualità della terra e delle zolle facenti parte della composizione di un cumulo.
Esistono due tipi di carbonaie: l'una orizzontale, quando i pezzi di legno si mettono in piano e l'altra verticale quando la legna è posta perpendicolarmente al suolo. Quest'ultimo sistema era il più usato.
Per la costruzione di una carbonaia ha molta importanza la scelta del luogo che deve essere:
-al riparo dal vento
-in prossimità di corsi o sorgenti d'acqua
-su un terreno di medio impasto, con un giusto grado di porosità
-piuttosto pianeggiante.
Gli spiazzi già usati danno rendimenti maggiori e sono quindi da preferirsi, però dopo 3-4 carbonizzazioni si deve smuovere il suolo.



 
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Fonti: “ intervista agli anziani del paese “
“ La filière du bois – B.R.E.L. “