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LUIGI EUGENIO TAGLIAFERRI - Pittore

Chiesa di Santo Stefano - Menaggio


Angioletto

Martirio di Santo Stefano

Martirio di Santo Stefano

Martirio di Santo Stefano

Martirio di Sant'Andrea

Gloria di Santo Stefano

Da: "LUIGI TAGLIAFERRI IN PROVINCIA DI COMO"
Di: Rita Fazzini

La chiesa parrocchiale di Menaggio è dedicata a S.Stefano. Vi si accede direttamente dalla statale Regina salendo alcuni gradini che si ergono al bordo della stessa. L'interno è affrescato quasi completamente da Luigi a più riprese. Leggiamo nel preventivo del 18 marzo '99 : …Pittura Dipingere in affresco una medaglia sulla volta del presbiterio rappresentando il trionfo di S. Stefano, trasportato alla Gloria Celeste dagli angioli, dipingere pure in affresco altre due medaglie minori sulla stessa volta composta di angioli ed arcangioli che fanno corona alla detta Gloria soprastante; e nella calotta del detto presbiterio verrà dipinto - anch'esso in affresco - in campo libero il martirio del suddetto diacono S. Stefano con qualche gruppi di Cherubini e Serafini intorno al verone dell'apertura. Segue poi una descrizione delle opere di decorazione, a stucco, opere muratorie, in vetro, a mordente, tutte relative a presbiterio e coro. Nel luglio'99 risulta una quietanza di pagamento per " aggiunta per le nuove fatture in affresco alla Cappella della Madonna del Rosario". Nel luglio del 1900, in un'altra quietanza di pagamento risulta l'acconto di 6500 lire sulle 7000 pattuite " per tutti i lavori di pittura, decorazione, e stucchi come da contratto eseguiti nella chiesa di Menaggio nel 1900, riservandosi a ricevere il saldo delle altre 500 lire quando presenterà i tre affreschi ad olio sullo zinco per l'altare di S. Francesco". Il saldo è documentato il gennaio 1901. Sul giornale " L'Ordine"del giovedì 11 luglio 1901 si legge:"… I dipinti nuovi, che occupano il lucernario del coro e le volte delle tre navate, sono dovute al pennello del distinto artista Tagliaferri Luigi di Lecco. Nel coro è rappresentata la gloria di S. Stefano protomartire, patrono della parrocchia; sulla volta della navata maggiore sono descritti i trionfi di Cristo Redentore; nelle navate laterali si vedono dei grandi medaglioni, che hanno per soggetto il Santo a cui è dedicato l'altare corrispondente". Nella navata principale si susseguono un rosone con ai lati S.Marco e S.Luca, un tondo raffigurante i simboli evangelici con ai lati la Prudenza e la Temperanza, un altro tondo con la Gloria di Cristo ed ai lati scene di evangelizzazione di tutte le genti del mondo, un riquadro con la Gloria di Maria e Santi ed ai lati la Giustizia e la Fortezza, da ultimo un rosone analogo al primo con ai lati gli altri due Evangelisti, vale a dire S.Giovanni e S. Matteo. Sulla volta del presbiterio è rappresentata la gloria di Stefano e nel catino absidale è raffigurato il suo martirio. La navata destra, divisa in campate vede rappresentazioni di un martirio, una deposizione, angeli, anime purganti. Non ci dilungheremo a questo punto in descrizioni che sono analoghe a molte altre di chiese dell'Alto lago o della provincia, ma vorremmo spostare l'attenzione su una piccola tela posta sopra l'altare dell'ultima campata destra che ricorda il martirio di S.Andrea. L'apostolo è il primo ad incontrare il Signore ad una predica del Battista ed è lui ad avvisare suo fratello Simone (Pietro) di aver incontrato il Messia. I due fratelli seguono Gesù per divenire "pescatori d'anime". Andrea è presente anche nell'orto degli ulivi e di lui si parla negli Atti degli Apostoli dopo l'Ascensione. Egli diviene in seguito predicatore del Vangelo in Asia Minore, nella Russia meridionale e da qui in Grecia a Patrasso, dove subisce il martirio nel 60 d.C. Parte dei resti del Corpo vengono portati a Costantinopoli, ma il capo resta a Patrasso fino al 1460, anno in cui i Turchi invadono la Grecia; da qui la testa viene portata a Roma in S.Pietro. Nel 1964, Papa Paolo VI farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso. La piccola e raffinata tela ci mostra l'Apostolo mentre viene legato con le funi alla croce decussata ( a X) da soldati romani alla presenza di un tribuno che sta impartendo ordini, imperterrito, assiso su uno scranno. Cinque persone sono affaccendate attorno al Santo, creando un turbinio di braccia che contrastano con la compostezza del martire che accetta tutto quanto di impietoso si sta compiendo sul suo corpo. La figura di S. Andrea appare chiara e si stacca dal resto della scena dove predominano i verdi ed i rossi delle tuniche dei soldati. La navata di sinistra inizia con un Battesimo di Gesù molto simile a quelli già descritti nelle chiese dell'Alto Lago. Nella seconda campata è raffigurato in un tondo S.Antonio da Padova nell'atto di prendere tra le braccia Gesù Bambino teneramente offerto da Maria, segue un motivo con angioletti analogo alla prima navata, un tondo raffigurante S.Francesco che riceve le stimmate e da ultimo, una Madonna del Rosario con S.Domenico e S.Caterina, inscritti in stucchi pregevoli che delimitano quattro vele ove sono raffigurati dei miracoli. Sotto, attorno all'altare sono dipinti, su zinco, i Misteri del Rosario in tondi inscritti in stucchi e cornici dorate.

Da: "Guida della Provincia di Como - Alpi Lepontine meridionali"
Ed: Nodo Libri

Parrocchiale di S. Stefano
Menaggio fu una delle prime capopievi, da subito collocata sotto il titolo di S. Stefano. Nel 1095 papa Urbano II, sulla via del concilio di Clermont, le concesse privilegi validi ancor oggi, nominando personalmente l'arciprete Menegaldo Castelli. Da queste poche note appare evidente l'antichità della Parrocchiale, del cui primitivo aspetto non restano però tracce, scomparse sotto i numerosi rifacimenti dei secoli successivi. Secondo la descrizione del Bertarelli (1645), alla chiesa si giungeva direttamente dal lago (attraverso l'attuale via Calvi): l'allora arciprete di Menaggio parla di "una nuova fabrica degna veramente di una città". I lavori erano iniziati nel l6l8 e all'epoca probabilmente in gran parte conclusi. Venne costruito un grandioso edificio a tre navate e persino mutato l'orientamento della fabbrica precedente: gran parte delle spese per i lavori fu sostenuta da Cinzio Calvi. Attualmente la chiesa presenta quattro cappelle laterali e due in capo alle navate; la sistemazione secondo la dedicazione attuale risale al 1699. Nelle Visite pastorali secentesche sono spesso nominate la cappella dedicata alla Madonna del Rosario e quella di S. Antonio da Padova (la prima a sinistra); sappiamo inoltre che nel 1537 venne fondata dalla famiglia Calvi la cappella di S. Andrea. Dotata da Andrea Calvi di alcune suppellettili, fu poi abbellita dal figlio Cinzio che per essa commissionò il dipinto raffigurante il Crocifisso con i SS. Apostoli Pietro e Andrea, datato 1597, ora collocato nella chiesa di S. Carlo. Al Calvi si deve anche la prima costruzione della sacrestia ampliata nella seconda metà del Seicento, per ordine dei visitatori apostolici. La cappella stava un tempo dalla parte opposta della chiesa rispetto alla sua posizione attuale (a capo della navata destra) e custodiva il sepolcro della famiglia Calvi, da Cinzio definitivamente insediato nella chiesa di S. Carlo. Nel Cinquecento era ornata da una tela di Bernardino Luini raffigurante la Madonna col Bambino e un angelo; quando venne costruita la cappella del Rosario, gli abitanti chiesero a Cinzio Calvi il permesso di trasportare la tela nella nuova cappella, permesso che il nobile non esitò a concedere, e forse in seguito a questo spostamento si rese necessaria la commissione della nuova pala per la cappella dei Calvi. Alla fine del XVIII secolo il dipinto del Luini venne ceduto al conte Carlo Firmian, che in cambio trasferì la sede della Pretura da Tremezzo a Menaggio. Alla morte di Firmian senza eredi la sua cospicua collezione di dipinti venne venduta all'asta e in quel frangente la pala fu acquistata a Milano dai marchesi Arconati Visconti, che custodirono il dipinto nella Villa del Balbianello. In seguito il quadro passò a Maria Arconati Visconti e venne trasferito a Parigi; nel 1914 la tela fu donata al Louvre dalla marchesa Arconati. Una copia, dipinta all'epoca della donazione al Firmian, si trovava sull'altare della Madonna fino a qualche anno fa, quando venne sostituita da una riproduzione fotografica a grandezza naturale e trasferita in sacrestia. Il dipinto raffigura la Vergine accovacciata che regge un libro e un fiore di iris, Gesù Bambino cerca di salirle in grembo aiutato da un angelo; sullo sfondo della scena è dipinto un bellissimo paesaggio; l'iconografia rappresenta una prefigurazione della Passione, chiaramente simboleggiata anche dal fiore. La cappella della Madonna del Rosario (in capo alla navata sinistra), ornata da splendidi stucchi e da affreschi raffiguranti i SS. Caterina e Domenico, racchiude nell'ancona settecenteschi tondi in rame dipinti ad olio con i Misteri del Rosario. Quella che un tempo era la cappella Calvi (in capo alla navata destra), oggi dedicata al Sacro Cuore, è ornata da bellissimi stucchi attribuibili alla stessa bottega attiva nella cappella della Madonna del Rosario. A destra della cappella è collocata una tela della metà del Seicento, di grosso formato, raffi-gurante la Pietà con la Madonna e i SS. Francesco, Maria Maddalena, Carlo Borromeo e un Santo Francescano; di fronte, nella navata sinistra, si trova un altro quadrone delle stesse dimensioni con la Nascita della Vergine, attribuibile al medesimo artista: purtroppo le tele, molto annerite, versano in cattivo stato di conservazione. Nelle navate sono conservati quattro bei confessionali in legno intagliato della fine del Seicento o inizio Settecento, forse opera dell'intagliatore Maggi che costruì la bussola del portale d'ingresso datata 1716. Le navate e la volta della chiesa furono dipinte tra il 1836 e il 1863 dai pittori Sueglia, e più avanti da Luigi Tagliaferri, attivissimo in zona negli ultimi anni dell'Ottocento; l'artista nel 1899 affrescò il catino absidale con il Martirio di S. Stefano. Delle cappelle laterali segnaliamo in particolare la seconda a destra intitolata a S. Michele Arcangelo, dedicatario di una perduta chiesa menaggina distrutta dopo il 1699. La cappella apparteneva alla famiglia Paoli. Il dipinto secentesco sull'altare in marmi, misti raffigura S. Michele Arcangelo, S. Rocco e S. Sebastiano; secondo quanto recita l'iscrizione, venne commissionato da Domenico Sala per onorare un legato testamentario del fratello Giovanni Paolo. La figura di S. Michele ricorda il celebre dipinto del Nuvolone, già collocato nella chiesa comasca di S. Giovanni Pedemonte e databile 1636. Di grande bellezza è anche l'altare in marmi misti della prima metà del Settecento che orna la prima cappella destra; l'altare ospita la statua della Madonna dei Sette Dolori, iconografia molto diffusa nella zona. Il presbiterio è ornato da un altare in marmi misti sormontato da un tempietto; alle pareti, ornate da stucchi, due grandi tele raffiguranti miracoli eucaristici: il Miracolo dell'Ostia sanguinante sotto i colpi dei pugnali protestanti e il Comunicando sacrilego che stramazza di fronte a S. Carlo. I dipinti sono collocabili nella seconda metà del Seicento e sono attribuiti ad un Castelli, pittore originario di Menaggio, probabilmente identificabile con il Giuseppe Antonio che firma la tela collocata nella chiesa di S. Carlo raffigurante la Crocifissione coi SS. Pietro e Andrea, stilisticamente affine. L'abside ospita un coro ligneo ottocentesco.

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