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"La Pittura di Luigi Tagliaferri nelle chiese della provincia di
Milano"
Di: Salvatore Capodici
1887-1888 - Bellusco (Milano) - Chiesa parrocchiale di S. Martino
La chiesa sorge su una piccola altura ed è costruita
in stile neoclassico-bramantesco. Dopo due anni e mezzo dalla posa della
prima pietra, nel 1864 essa venne solennemente consacrata ed aperta al
culto. Tra il 1887-'88 furono compiuti lavori di abbellimento ed ornamento,
che - scrive lo storico di Bellusco Angelo Arlati - "costituiscono
ancora oggi il pregio della nostra chiesa: gli affreschi della grande
volta con scene della vita di S. Martino, realizzati dai Fratelli Tagliaferri
di Pagnona in Valsassina, le dodici statue degli apostoli che popolano
le nicchie sottostanti il cornicione e i quattro medaglioni, raffiguranti
il re Davide e i profeti Isaia, Geremia e Daniele, opera dello scuoltore
Sozzi".
Il ciclo dei dipinti nella volta dedicati a San Martino fu commissionato
ai Tagliaferri e pagato a sue spese dall'allora parroco Mons. Secco Suardo,
il quale durante un periodo di vacanza a Cremeno, in Valsassina, aveva
avuto modo di ammirare ed apprezzare l'arte dei Tagliaferri, conoscerli
personalmente ed affidare loro l'incarico di affrescare la nuova chiesa
di Bellusco.
Come consuetudine in quanti hanno recensito i lavori dei Tagliaferri nella
storiografia artistica, anche questi dipinti sono genericamente attribuiti
ai Fratelli Tagliaferri. In realtà, analizzando bene lo stile degli
affreschi della chiesa di Bellusco ed inquadrando bene alcune osservazioni
storiche, è evidente la mano di Luigi Tagliaferri, pur se è
possibile che in qualche riquadro possa essere stato coadiuvato dal fratello
Clemente Pio; sono da escludere qui interventi degli altri fratelli.
Quali sono gli spazi affrescati in questa chiesa?
Catino absidale. E' diviso da cornici ornate da rosette
stilizzate in cinque spazi a cuspidi. Nei tre centrali sono allegoricamente
raffigurate con figure femminili le tre Virtù teologali: Fede (con
il calice), Speranza (con l'ancora) e Carità (con stuolo di bambini).
Gli altri due alle estremità laterali non sono del Tagliaferri,
ma risalgono al 1933.
Volta del presbiterio. Al centro della volta vi è
il soggetto dell'Agnello eucaristico sopra il libro dei sette sigilli,
simbolo di Cristo; attorno altre simbologie monocromatiche decorative;
nelle vele laterali vi sono gli affreschi dell'Eucaristia, a sinistra,
e le Tavole del Decalogo, a destra.
Cupola. Più sontuosi appaiono gli affreschi
dell'ampia cupola, che spazialmente è divisa, sempre da motivi
decorativi stilizzati, in due corone circolari.
Nella prima, la più piccola attorno al cupolino-lucernario, delimitata
da un decoro stellare, vi appare la Gloria di S. Martino, ove il Santo
due volte raffigurato in solenni paramenti pontificali, è fiancheggiato
da angeli che portano gli oggetti simbolo dello stato vescovile di S.
Martino, il bastone pastorale e la mitra.
La seconda corona è suddivisa in riquadri: quattro ampi e quattro
più limitati. In quelli più piccoli sono raffigurate allegoricamente
le quattro Virtù cardinali: Prudenza (con la briglia ed il morso
di cavallo), Giustizia (con la bilancia e la spada), Fortezza (con un
ramo di quercia e una colonna) e Temperanza (con lo specchio avvolto da
una serpe).
In quelli più grandi campeggia il ciclo degli affreschi di San
Martino, narranti quattro episodi della vita del Santo:
Quello più noto rappresenta il racconto storico di S. Martino e
il povero, dove il Santo, a cavallo e nell'uniforme di circitor romano
(sorvegliante notturno delle guarnigioni), fiancheggiato da un commilitone,
è in atto di tagliare il suo mantello (clamide) per darne metà
al povero seminudo, che altro non era che il Cristo sotto le sembianze
del povero (Cristum in paupere vestit), come rivelerà agli angeli
egli stesso la notte seguente: Martino ancora catecumeno mi ha rivestito
del suo mantello.
Nella raffigurazione dell'altro riquadro leggiamo la Fondazione di un
monastero nei pressi di Milano, allorchè il Santo, qui raffigurato
con un bastone a croce in mano ed attorniato da seguaci, di ritorno dalla
Pannonia (Ungheria) per incontrare i genitori da lui invitati a convertirsi
al cristianesimo, sostò a Milano per fondarvi un monastero (Apud
Mediolanum monasterium instituit).
Un terzo riquadro rappresenta l'Omaggio di S. Martino ad un sacerdote
(Sacerdotem imperatorem praefert): il Santo è assiso a tavola tra
altri convitati mentre l'imperatore è seduto al trono. L'episodio
storico di riferimento, qui ambientato in uno scenario reale, potrebbe
riferirsi alla visita di S. Martino all'imperatore Valentiniano a Treviri
per sostenere una richiesta a favore di un sacerdote spagnolo.
L'ultima raffigurazione, la quarta, ricorda la miracolosa Guarigione di
un lebbroso, che secondo la tradizione avvenne a Parigi, dove S. Martino
lo abbracciò e guarì (Leprosum amplexando sanat).
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S. Martino
fonda
un monastero

S. Martino guarisce
un lebbroso

S. Martino rende
omaggio a un sacerdote

Fortezza

Giustizia

Prudenza

Temperanza |