…Per
contrasto, nel corso dell'Ottocento assistiamo ad una decisa ripresa delle
iniziative artistiche; il volto di molte chiese si trasforma radicalmente,
a spese sovente di preesistenze medievali e rinascimentali, grazie all'inserimento
di nuovi cicli pittorici, che vedono protagonisti la dinastia locale dei
Tagliaferri di Pagnona, cui si aggiungono specialisti forestieri, come
il Morgari che decora nel 1896 il santuario di Lezzeno. L'esponente principale
dei Tagliaferri fu Giovanni Maria (1809-1897), seguito dal figlio Luigi
e da altri figli e nipoti; ad essi si affiancò Antonio Sibella
(1844-1900), originario di Rota d'Imagna, formatosi a Bergamo presso l'Accademia
Carrara, collaboratore in varie occasioni di Luigi Tagliaferri (ad esempio,
nella chiesa di S. Michele di Introbio, 1875-76). La pittura religiosa
dei Tagliaferri, ancora in attesa di un censimento sistematico, nonostante
una prima parziale ricognizione (Cultura e immagine, 1985), si caratterizza,
come molta produzione devozionale, per una dimensione di "arte senza
tempo", che non esclude una "impressionante varietà di
linguaggi" e "numerose rivisitazioni... ora dichiarate, ora
inconsapevoli, della pittura del Cinque e Seicento (Raffaello soprattutto)"
(MULAZZANI, in Cultura e immagine, 1985). Fra gli esempi più interessanti
di questa produzione spesso seriale e ripetitiva, non di rado stucchevolmente
accademica, negli esiti migliori contraddistinta da una genuina vocazione
narrativa, ricordiamo almeno la cosiddetta "cappella dell'Eresia"
eretta nel 1836 sulla strada che conduce da Bellano a Vendrogno quale
ex voto per l'epidemia di colera, affrescata da Giovanni Maria Tagliaferri
con una immagine della Madonna col Bambino, S. Giuseppe, S. Elisabetta,
i SS. Nazaro e Celso (patroni di Bellano) e un S. Michele che sconfigge
Lucifero (oggi perduto), di una efficacia icastica che ricorda i modi
del Fiammenghino; la decorazione della cappella di S. Rocco al cimitero
di Premana, forse il più noto ciclo di affreschi di G.M. Tagliaferri,
risalente al 1861, in cui l'iconografia dei Santi protettori dalle pestilenze
Rocco e Sebastiano si combina con le vedute di Venezia negli sfondi e
con la Gloria di S. Marco al centro della volta (ne erano infatti committenti
gli artigiani del ferro premanesi emigrati a Venezia, ai quali si deve
il rinnovamento ottocentesco di un più antico sacello eretto in
onore dei morti della peste del 1630, secondo quanto spiega un’iscrizione
sulla parete sinistra); ricordiamo infine la facciata della chiesa della
Madonna delle Grazie di Barcone (Primaluna), affrescata nel 1870 da G.M.
Tagliaferri, che recupera, nelle gigantesche figure dei SS. Ambrogio e
Cristoforo ai lati del portale, una tradizione iconografica medievale…
(Da: “GUIDE DEL TERRITORIO DI LECCO Lario
Orientale”
Amministrazione Provinciale di Como - NODO Libri - 1993) |