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OMAGGIO
A GIOVANNI MARIA TAGLIAFERRI |
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| PADRE ETERNO E
GERARCHIE CELESTI L’opera occupa tutta la parte superiore della
facciata del Santuario. Nella fascia inferiore tripartita abbiamo agli
estremi due antichi profeti, al centro l’Immacolata. Un grande finestrone
termale per fornire luce all’interno, crea un interessante rapporto
di vuoti e di pieni.Tutta l’opera in buone condizioni è stata
restaurata nel 1969. Il Tagliaferri in questa che probabilmente fu l’ultima
sua opera di maggior impegno, morì infatti nel 1879 all’età
di 70 anni, e alla quale non è da escludere una collaborazione
dei figli, concepisce un’apoteosi del Padre Eterno al vertice del
timpano mentre ai lati estremi pone gli angeli che fanno contorno con
canti e motti su cartigli. I simboli degli Evangelisti contornano la figura
di Dio. La sintesi della Trinità è rappresentata dal triangolo
equilatero sul suo capo. Dietro uno splendido sole che illumina tutta
la scena, crea un “controluce” quasi per confondere l’occhio
dell’osservatore. E’ chiara la chiave allegorica di tutto
l’apparato iconografico derivato direttamente dal confronto e la
conoscenza dei testi canonici. I colori vanno dal ranciato dello sfondo
ai rossi e l’azzurro cobalto rispettivamente dell’abito e
dello svolazzante mantello del Santo Padre. Fra i simboli dei quattro
evangelisti spicca quello dell’Angelo dal barocco mantello viola
e la gialla scossalina. Gustosa è la scenetta che il Tagliaferri
ci vuole rappresentare descrivendoci un Dio Padre che a causa della tarda
età è in seria difficoltà nel tentativo di alzarsi
con le braccia allargate. Due Angioletti (i Troni) prontamente lo aiutano
afferrandolo a fatica sotto le ascelle, mentre la sua gamba sinistra rimane
a mezz’aria nello sforzo di bilanciare il corpo in atto di cadere
all’indietro. La scena è osservata alle spalle da imperscrutabili
Serafini avvolti ad arco nella luce dell’astro solare, in basso
dagli attoniti e quasi spaventati animali: l’aquila, il vitello
e il leone, simboli di tre degli Evangelisti. I Cherubini nelle grosse
nuvole del cielo proseguono i loro inni di lode accompagnandosi con i
più vari strumenti, l’arpa, la mandola, il flauto traverso
e il pan. (Da: “CULTURA E IMMAGINE POPOLARE NEL TERRITORIO MANZONIANO TRA I SECOLI XVII E XIX” Comprensorio Lecchese - Ed. Bolis BG - 1985) FIGURE DELL’ANTICO TESTAMENTO Fanno da “pandant” alla composizione centrale della Madonna quasi a giustificarne profeticamente la sua venuta. Entrambe le figure sedute su un basso parallelepipedo mostrano delle tavole con iscrizioni. Sullo sfondo massicce architetture con cornici decorate di foglie di papiro. Il Profeta di sinistra ha tunica viola, mantello rosso e velo giallo, quello di destra tunica gialla e mantello rosso. Il volto è contornato da folta barba e lunga capigliatura. Iscrizioni: tavola sinistra “In medio eius / similitudo quatuor / animalium / et ibant et revertebantur similitudinem fulguris / coruscantis. / Ezechiele C.H. / Tavola destra “.t movebo / omnes s..ntes / ..t veniet / desideratus / cunctis / gentibus / imple bo / domum g.. / aggeo / c.h. (Da: “CULTURA E IMMAGINE POPOLARE NEL TERRITORIO MANZONIANO TRA I SECOLI XVII E XIX” Comprensorio Lecchese - Ed. Bolis BG - 1985)
L’immagine ricalca quella eseguita a Pasturo … con la sola variazione speculare delle posizioni. La Madonna tiene in braccio il Bambino che con la croce astile schiaccia la testa del serpente, raffigurato nel medioevale “dracone”. Di fianco angioletti osservano la scena. Si nota sia nell’insieme che nei particolari un superamento del dato popolare per un maggior impegno nella qualità dell’immagine. Una cornice mistilinea in rilievo isola l’opera dall’insieme della facciata. Iscrizioni: in alto sulla cornice “Maria Immacolata”; sulla facciata in basso “Antico Santuario S. Maria delle Grazie”, ..XIII sec. …..restaurato MCMLXIX. (Da: “CULTURA E IMMAGINE POPOLARE NEL TERRITORIO
MANZONIANO TRA I SECOLI XVII E XIX” Comprensorio Lecchese - Ed.
Bolis BG - 1985) |
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